Arciere in bronzo

Al di là del valore intrinseco dell’oggetto, la cosa più preziosa di un bronzetto sono le informazioni che un archeologo può raccogliere al momento del suo ritrovamento. Nel caso dei beni trafugati, purtroppo, questi dati sono irrimediabilmente perduti, come nel caso del bronzetto in oggetto. Si tratta di una scultura bronzea tipica della Sardegna della fase finale dell’età del bronzo e la prima età del Ferro. Rinvenuta principalmente in luoghi di culto come i pozzi sacri ed i cosiddetti megara nuragici, nei villaggi e negli stessi nuraghi. Numerose statuette sono state ritrovate anche in scavi effettuati nell’Italia centrale, nelle tombe etrusche del IX-VIII secolo a.C. Gli archeologi non sono riusciti ancora a datarli con precisione: si presume siano stati realizzate dal XIII secolo a.C. al VI secolo a.C. Ottenuti probabilmente con la tecnica della cera persa, arrivano a misurare fino a 39 cm e rappresentano scene di vita quotidiana delle popolazioni nuragiche, raffigurando personaggi delle varie classi sociali, figure animali, guerrieri, capi tribù, divinità, oppure oggetti di vita quotidiana come armi in miniatura, vasi, carri. Nella produzione di bronzetti spicca per numero di esemplari e per raffinatezza artistica la produzione delle cosiddette navicelle nuragiche, la quale costituisce il più cospicuo numero di riproduzioni in scala di vere e proprie imbarcazioni antiche sia in confronto alle coeve popolazioni preistoriche che storiche, a dimostrazione della grande consuetudine delle popolazioni nuragiche con il mare e l’arte della marineria. Nelle varie sculture, secondo alcuni studiosi, si possono distinguere tre diversi stili:

  • Stile mediterraneo,
  • Stile Uta,
  • Stile Abini-Teti.

Ancora non si conosce se questi stili sono coesistiti o se si sono succeduti uno dopo l’altro nel tempo. per approfondire qui un interessante articolo sulle diverse tipologie di arcieri.

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realizzazione del modello grazie a cortese concessione dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, Centro di Restauro di Li Punti

Nuraghe Li Luzzani

Nuraghe in sezione
Mappa del sito

Il nuraghe Li Luzzani è un edificio complesso, dalla planimetria resa incerta dai crolli e dal notevole interramento esterno; si compone di un mastio centrale, che presenta la tholos ancora integra.
Sorge ai margini della Zona Industriale di Predda Niedda, su una bassa collina che digrada dolcemente verso Est, mentre verso Ovest il versante è più scosceso, per la presenza di una profonda incisione valliva che la separa dal vicino Monte Oro e dove in epoca romana passava una strada di cui residua ancora qualche breve tratto.
Presente nella carta dei nuraghi della Nurra redatta da F. Nissardi (pubblicata da G. Pinza nel 1901), venne sommariamente descritto da M.V. Del Rio nella sua tesi di laurea degli anni ‘40 del secolo scorso e successivamente segnalato da E. Contu (nel 1964) per il rinvenimento di materiali ceramici e fusaiole fittili. Più di recente (1989) il monumento è stato presentato da P. Basoli nella mostra su “Sassari, le origini”; quindi, dopo un primo rilievo realizzato da P. Melis (e pubblicato su “La Provincia di Sassari” nel 1990), il sito è stato fatto oggetto di alcune campagne di rilievo e scavo preliminare a cura della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro, che ne ha dato notizia nel Bullettino di Archeologia del 1997.

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Vaso quadriansato (sito archeologico La Prisgiona, Arzachena)

Panoramica del sito archeologico “La Prisgiona”

L’artefatto è stato rinvenuto nel sito archeologico nuragico La Prisgiona
Il nuraghe ivi situato è di tipo complesso a tholos, tipologia piuttosto rara in Gallura e controlla un’area di diversi chilometri quadrati; il suo ruolo prominente è confermato dalla dimensione, dalla complessità della sua stessa struttura architettonica. L’edificio ha una torre centrale (mastio) e due torri laterali che formano un bastione. L’ingresso del mastio è contraddistinto da una massiccia architrave di 3,20 m di lunghezza. La camera centrale possiede una falsa cupola alta più di 8 metri, ed è dotata di tre nicchie. Il bastione è ulteriormente protetto da una muraglia che delimita un ampio cortile. All’interno del cortile è presente un pozzo di oltre 7 metri di profondità e ancor a oggi funzionante. Nella fondo del pozzo sono stati rinvenuti numerosi reperti ceramici. Tra questi ci sono molte tipologie di askoi, abbellite con elaborate decorazioni e recanti tracce di riparazioni, indizi che danno prova del loro valore. Gli askoi non erano destinati a contenere semplicemente i liquidi, ma sono chiaramente destinati ad altri usi. La “capanna delle riunioni” è un edificio a pianta circolare che si trova, forse non casualmente, a breve distanza dal pozzo. La panchina interna a forma di anello poteva ospitare 12 persone. Si pensa appunto che Il vaso fosse utilizzato per contenere una bevanda, il cui consumo probabilmente limitato ad un piccolo numero di persone, probabilmente le 12 persone che partecipavano alle riunioni, unito alla sua forma e alle decorazioni piuttosto inconsuete, ci fanno comprendere che venisse utilizzato durante rituali o assemblee

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realizzazione del modello grazie a cortese concessione dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, Centro di Restauro di Li Punti