“Mattino in un villaggio sardo”- Giuseppe Biasi

Giuseppe Biasi, Mattino in un villaggio sardo - 1912

L’opera di Giuseppe Biasi (1845-1945), realizzata nel 1912, è conservata ed esposta a Sassari presso la Pinacoteca nazionale Musà, allestita all’interno dell’ex collegio gesuitico del Canopoleno, situato nel centro storico della città.

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Gladio romano – Turris Libisonis

Sito archeologico nel porto di Turris Libisonis, gladio romano

Una delle rarissime testimonianze di armi di età romana ritrovate in Sardegna. Riportata al suo antico splendore dal centro di restauro di Li Punti.

La scoperta e il restauro di un gladio romano da Turris Libissonis- realizzato  dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, Centro di Restauro di Li Punti

Si tratta di un lavoro che consegna al centro un pezzo da novanta da aggiungere alla permanente “Frammenti. Metodi e tecniche del restauro archeologico” dedicata alle meraviglie custodite nella struttura dei Beni Culturali e alle tecniche con cui sono state salvate e rimesse a nuovo. Meraviglie tra cui il gladio, un cimelio nel corredo di una sepoltura tardo imperiale, spicca. A fronte della gran quantità di reperti in bronzo dell’età nuragica, le armi e gli utensili in ferro prodotti a partire dall’età fenicio-punica sono infatti estremamente rari, soprattutto perché il ferro è soggetto nei secoli a inesorabile corrosione. Corrosione che ha risparmiato invece l’arma ritrovata a Porto Torres, l’antica Turris Libisonis, nel corso delle indagini archeologiche portate avanti nell’area del porto verso la fine del 2015, propedeutiche ai lavori per realizzare la strada di collegamento tra i moli di ponente e levante. Dalla terra è spuntato fuori un gladio, la spada utilizzata dai legionari romani. Il ritrovamento è davvero straordinario poiché si tratta del primo rinvenimento di un’arma a Porto Torres in uno scavo regolare. «È ormai assodato che si tratti di un gladium – spiega raggiante la direttrice scientifica dello scavo Gabriella Gasperetti – probabilmente di tipo pompeiano, quindi un’arma che si diffonde dal I secolo d.C.». Il gladio, danneggiato ma recuperabile, è stato subito trasportato al Centro di restauro di Li Punti. L’arma non ha tracce del fodero che, essendo realizzato in materiale deperibile, si è distrutto nel tempo. Con ogni probabilità apparteneva ad una sepoltura sconvolta. Il pezzo è ovviamente straordinario, e oltre al restauro gli esperti del Centro hanno realizzando tutta la documentazione grafica, fotografica e filmata per presentare la scoperta che, trattandosi di ferro di oltre duemila anni fa, si può definire miracolosa.

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realizzazione del modello grazie a cortese concessione dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, Centro di Restauro di Li Punti

Lucerna romana

La lucerna è un utensile nel quale si utilizza la combustione di olio o sego per mezzo di uno stoppino, per produrre la luce ed era lo strumento più utilizzato  (per produrre luce) nell’impero romano.
Le lucerne in bronzo erano riservate alle sale di rappresentanza delle abitazioni dei nobili.
le lucerne venivano modellate in varie maniere,anche a seconda delle loro funzioni.
Si dividono in:
-lucerne aperte: forma di coppa dal bordo alto;
-lucerne chiuse: hanno il beccuccio come unica apertura.
Le parti principali che compongono le lucerne sono il corpo,il beccuccio e l’ansa, a seconda di come vengono strutturate si può dare una datazione cronologica.

Questa lucerna in particolare è chiusa e presenta una raffinata decorazione che a suo tempo la rese probabilmente un oggetto destinato ai nobili. È stata rinvenuta presso l’area archeologica di Turris Libisonis

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realizzazione del modello grazie a cortese concessione dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, Centro di Restauro di Li Punti

Nuraghe Li Luzzani

Nuraghe in sezione
Mappa del sito

Il nuraghe Li Luzzani è un edificio complesso, dalla planimetria resa incerta dai crolli e dal notevole interramento esterno; si compone di un mastio centrale, che presenta la tholos ancora integra.
Sorge ai margini della Zona Industriale di Predda Niedda, su una bassa collina che digrada dolcemente verso Est, mentre verso Ovest il versante è più scosceso, per la presenza di una profonda incisione valliva che la separa dal vicino Monte Oro e dove in epoca romana passava una strada di cui residua ancora qualche breve tratto.
Presente nella carta dei nuraghi della Nurra redatta da F. Nissardi (pubblicata da G. Pinza nel 1901), venne sommariamente descritto da M.V. Del Rio nella sua tesi di laurea degli anni ‘40 del secolo scorso e successivamente segnalato da E. Contu (nel 1964) per il rinvenimento di materiali ceramici e fusaiole fittili. Più di recente (1989) il monumento è stato presentato da P. Basoli nella mostra su “Sassari, le origini”; quindi, dopo un primo rilievo realizzato da P. Melis (e pubblicato su “La Provincia di Sassari” nel 1990), il sito è stato fatto oggetto di alcune campagne di rilievo e scavo preliminare a cura della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro, che ne ha dato notizia nel Bullettino di Archeologia del 1997.

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Vaso quadriansato (sito archeologico La Prisgiona, Arzachena)

Panoramica del sito archeologico “La Prisgiona”

L’artefatto è stato rinvenuto nel sito archeologico nuragico La Prisgiona
Il nuraghe ivi situato è di tipo complesso a tholos, tipologia piuttosto rara in Gallura e controlla un’area di diversi chilometri quadrati; il suo ruolo prominente è confermato dalla dimensione, dalla complessità della sua stessa struttura architettonica. L’edificio ha una torre centrale (mastio) e due torri laterali che formano un bastione. L’ingresso del mastio è contraddistinto da una massiccia architrave di 3,20 m di lunghezza. La camera centrale possiede una falsa cupola alta più di 8 metri, ed è dotata di tre nicchie. Il bastione è ulteriormente protetto da una muraglia che delimita un ampio cortile. All’interno del cortile è presente un pozzo di oltre 7 metri di profondità e ancor a oggi funzionante. Nella fondo del pozzo sono stati rinvenuti numerosi reperti ceramici. Tra questi ci sono molte tipologie di askoi, abbellite con elaborate decorazioni e recanti tracce di riparazioni, indizi che danno prova del loro valore. Gli askoi non erano destinati a contenere semplicemente i liquidi, ma sono chiaramente destinati ad altri usi. La “capanna delle riunioni” è un edificio a pianta circolare che si trova, forse non casualmente, a breve distanza dal pozzo. La panchina interna a forma di anello poteva ospitare 12 persone. Si pensa appunto che Il vaso fosse utilizzato per contenere una bevanda, il cui consumo probabilmente limitato ad un piccolo numero di persone, probabilmente le 12 persone che partecipavano alle riunioni, unito alla sua forma e alle decorazioni piuttosto inconsuete, ci fanno comprendere che venisse utilizzato durante rituali o assemblee

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realizzazione del modello grazie a cortese concessione dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, Centro di Restauro di Li Punti